In questi giorni abbiamo assistito a preoccupanti reazioni a quello che ormai è stato definito lo spettacolo “gender per bambini”, l’opera di Giuliano Scarpinato. Un’opera che vede alle proprie spalle due anni di grandi successi e riscontri importanti, tanto che la stessa Amnesty International ha conferito un riconoscimento “per aver affrontato in modo significativo un tema particolarmente difficile a causa di pregiudizi e ignoranza, rappresentando con dolcezza il dramma vissuto oggi da molti giovani”.
Pensiamo che questo evento meriti alcune riflessioni, sia culturali che politiche.
La nostra Costituzione parla di “pari dignità sociale degli individui”: è questo fondamentale principio che l’istruzione ma anche l’arte di Scarpinato si adoperano a promuovere. La volontà di decostruire, con il gioco del teatro, alcuni ruoli e sovrastrutture non può che essere un elemento di aiuto per l’immaginazione di bambini: è uno strumento potentissimo per promuovere il rispetto, rimuovere i pregiudizi, aiutando persino a prevenire la violenza di genere. Un invito al confronto e al riconoscimento dell’altro, delle sue qualità, del suo valore.
Quella che può sembrare retorica è invece una necessità quanto mai attuale.
Per questo condanniamo con forza le proteste strumentali, che hanno addirittura costretto una scolaresca ad essere scortata fuori dal teatro. Una manifestazione quindi non solo a nostro giudizio insensata nel merito, ma che inoltre, nel metodo, certo non aiuta i nostri figli.
Non è questa la democrazia che vogliamo, mentre il plauso va al tentativo di costruire insieme una società rispettosa, consapevole e libera.
La nostra piena fiducia va al difficile ma fondamentale compito del corpo docente di ogni livello.
Il nostro paese sta compiendo passi avanti importanti, ma evidentemente il lavoro da fare è ancora molto. Un percorso difficile, ma che porterà i suoi frutti.